Liturgia ed epiclesi di Metaeicon

Liturgia deriva dal greco Leiton (popolare, pubblico) e érgon (opera)
Epiclesi da epiclesis ossia invocazione, chiamata alla Divinità.

Metaeicon, oltre l’icona ( eikon/immagine).
L’icona è nata in oriente (Palestina, Siria, Egitto, Bisanzio …) ed era oggetto di venerazione, poichè i primi disegni vennero attribuiti a S. Luca e per questo vennero definite acheropite, cioè non fatte da mano umana.
L’icona classica, nella sua apparente semplicità, non lascia nulla al caso, dalla forma ai materiali usati, tutto serve all’opera finale che, pur partendo da un modello predefinito, porta a risultati sempre nuovi e soprannaturali.
Senza entrare eccessivamente nel complesso mondo dell’iconografia, in questa prefazione è necessario fornire alcuni strumenti di lettura.
La spiritualità, le proporzioni dei numeri sacri e la rientranza del corpo centrale a protezione dell’immagine, sono i tre punti da cui sono partito per costruire i miei lavori. Nonostante fosse tutto chiaro nella mia mente, c’era qualcosa che mi paralizzava ed era il rischio di riproporre l’icona sacra, che per sua stessa natura non poteva essere variata. Allora ho fatto quello che fa un monaco ortodosso prima di dipingere, e “casualmente” é giunta la risposta rivelatrice.
Erano le due di notte del 3 giugno del 2003, la notte in cui è nata la Metaeicon.

Tema biblico ispiratore – I profeti: Geremia 7,8

2. ORACOLI PRONUNZIATI SOPRATTUTTO AL TEMPO DI IOIAKìM
(Il brano biblico che ha ispirato il tema del portale)

Il vero culto
a) L’attacco contro il tempio
Questa è la parola che fu rivolta dal Signore a Geremia: “Fermati alla porta del tempio del Signore e là pronunzia questo discorso dicendo: Ascoltate la parola del Signore, voi tutti di Giuda che attraversate queste porte per prostrarvi al Signore. Così dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Migliorate la vostra condotta e le vostre azioni e io vi farò abitare in questo luogo. Pertanto non confidate nelle parole menzognere di coloro che dicono: Tempio del Signore, tempio del Signore, tempio del Signore è questo. Poichè, se veramente emenderete la vostra condotta e le vostre azioni, se realmente pronunzierete giuste sentenze tra un uomo e il suo avversario; se non opprimerete lo straniero, l’orfano e la vedova, se non spargerete il sangue innocente in questo luogo e se non seguirete per vostra disgrazia altri dèi, io vi farò abitare in questo luogo…

Le opere
La logica costruttiva e le proporzioni usate, sono quelle utilizzate per le icone sacre. Il rapporto 4:3 e la rientranza della parte centrale dell’opera a protezione della stessa, sono le citazioni estetiche più evidenti. Se nel periodo iconoclasta tale rientranza era uno stratagemma per proteggere l’immagine sacra dagli agenti esterni, nella Metaeicon diventa uno scudo.
Altro elemento importante su cui è necessario fornire alcune delucidazioni, è la relazione esistente tra il rapporto dei numeri sacri 4:3 dell’icona, con il rapporto 4:3 del formato televisivo. 
Anche la televisione è composta da una cornice nera e da un contenuto cromatico, ma come in un gioco di negativo/positivo, la logica delle due parti è invertita e cioè, il portale (cornice nera) è in realtà privo di negatività in quanto mero supporto, mentre l’elemento centrale (icona) è lo strumento negativo. Infatti la televisione, oggi più che mai, è spesso ricercata da falsi profeti, per propagandare falsi ideali.

Materia e spazio

I principali materiali usati sono il ferro*, il colore naturale, il colore digitale ed il cristallo.

Il portale in ferro rappresenta il diaframma, lo scudo, lo schermo eretto a difesa dell’elemento centrale cromatico. Esso è la porta del tempio delle parole di Geremia, è il punto di partenza e di arrivo, è il diaframma che divide il bene dal male, è lo spazio dove vengono bloccate la menzogna, l’odio, l’arroganza, il peccato e tutte le nefandezze del genere umano.

In alcune opere c’è anche uno spazio dedicato all’indifferenza: le “vetrine”. Un luogo dove si riflettono quelli che non vedono e non sentono, quelli che non hanno mai udito la parola aramaica: “effatà”.

Sono quelli che hanno tolto lo sguardo dalla Luce, spostandolo verso lo specchio che riflette solo la loro immagine distorta. Le immagini monocromatiche di questo settore dell’opera, sono ingabbiate tra due cristalli bruniti in modo da creare una zona semi-speculare. Il semi-specchio serve a fondere l’immagine dell’osservatore con il resto dell’opera.

Il cuore dell’opera, cioè la parte fatta e pensata per focalizzare lo sguardo e centralizzare lo spirito, è la porzione centrale, l’unica degna di contenere colore.

Il messaggio iconizzato racchiuso e protetto dalla “Porta del tempio”, è lo spazio dedicato alle vittime inconsapevoli, che rappresentano anche l’ultima speranza del genere umano.

Sono tutti quegli uomini, quelle donne e quei bambini che non riescono a capire perchè sono al centro dell’odio e dello sfruttamento.

Sono tutti quei poveri esseri che non riescono più a sognare perchè troppo occupati a sopravvivere.

Sono tutti quelli che hanno dimenticato di avere un cervello, perchè glielo hanno rubato gli esperti di marketing e di sondaggio.

Sono tutti quelli che incoscientemente eleggono e osannano i loro stessi aguzzini.

La fusione tra colore naturale e digitale
Il colore digitale usato dai pixel è anch’esso di natura numerica e ciò è alla base dell’idea tecnica utilizzata per esprimere i contenuti della Metaeicon.
Il procedimento usato per la generazione della parte centrale cromatica è in se stesso segno ed antidoto. Segno, perchè rappresenta l’area più preziosa dell’opera, antidoto in quanto ricavato dallo stesso “germe digitale” (pixel) della televisione. La trasposizione della parte centrale cromatica digitale, viene impressa sulla lastra di ferro, con il fuoco. Successivamente sulla superficie ottenuta, ci sono ulteriori interventi ad olio.
Il tutto è in realtà opera viva, poichè i materiali usati per loro natura sono in continua metamorfosi, a causa dell’ossidazione del metallo. E’ un pò come dipingere con il tempo. Anche quest’ultimo aspetto è in antitesi con la realtà dei pixel che appartenendo al mondo dei numeri è considerato eterno ed invariabile. Invece Metaeicon cerca di “umanizzare” il mondo digitale donandogli la possibilità di “evolversi naturalmente”.
L’atto finale che sigilla la fine dell’opera è rappresentato da segni cromatici rigidi e obliqui (come se fossero inferti da uno scudiscio) che attraversando tutta l’opera senza toccare la parte centrale, simboleggiano i segni della cieca violenza dell’uomo verso se stesso.

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